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Filo di ferro - storia

Il filo di ferro (detto anche fildiferro o fil di ferro), che per decenni ha fatto parte delle nostre case sotto forma di oggetti fabbricati da artigiani o da piccole officine, è pian piano scomparso, per il fatto che gli oggetti erano considerati comuni.
A distanza di tempo, la loro rarità e bellezza li rendono invece straordinari. Dal banale frullino per montare le uova, alla bizzarra gabbia per uccelli, allo straordinario cesto da corredo con monogramma, gli oggetti in filo di ferro hanno in pratica accompagnato ogni attività dell'uomo.

La storia degli oggetti in filo di ferro comincia nella Slovacchia del XVII secolo, dove sottili fili di ferro laminato forgiati dai fabbri vennero inizialmente utilizzati per riparare le ceramiche rotte.
Erano tempi di miseria e carestia per le zone rurali ed alcune persone, che furono in seguito chiamate stagnai, cominciarono ad utilizzare il filo di ferro per riparare le loro poche cose o per aggiustare le ciotole e le brocche rotte in cambio di un pasto.
A poco a poco questa attività diede origine ad un vero e proprio commercio in tutta la Slovacchia settentrionale e gli stagnai furono riconosciuti quali vera e propria categoria di artigiani.
Sul finire del XVIII secolo la stagnatura era divenuta un'attività importante in molti villaggi e gli stagnai slovacchi avevano già viaggiato per tutto l'impero austro-ungarico ed oltre, diffondendo il loro mestiere e vendendo oggetti di uso quotidiano fatti in filo di ferro.
Alcuni di loro fecero fortuna e tornarono alla terra di origine, altri si stabilirono in paesi stranieri, soprattutto in Russia, Germani, Francia ed America, dove adeguarono le loro capacità al servizio di una nuova e più esigente clientela. Le trappole per animali, i cucchiai, i mestoli, i colini, i cestini e le museruole lasciarono il posto a cornici, vasi, fruttiere, portabottiglie e giocattoli ben più raffinati.

Dapprima rudimentale, la tecnica della lavorazione del filo di ferro aveva a poco a poco fomentato una rivalità fra gli artigiani del settore, che erano diventati sempre più abili a trattare il materiale ed a comprenderne le possibilità creative. Per un pezzo importante si doveva prima formare l'armatura con filo di grosso spessore, poi si tesseva il filo più sottile sopra questa, aggiungendo talvolta volute di filo come ornamento.
Era possibile creare altre decorazioni intrecciando fili di lunghezze diverse in ghirlande, ornamenti, spirali ed aggiungere sopra l'armatura. Si potevano anche applicare una data, un nome o un cuore, come fossero un ricamo, alle creazioni più ambiziose. Il pezzo finito veniva quindi stagnato per conferirgli maggiore solidità e ritardare la comparsa della ruggine. Nulla veniva saldato ed il filo di qualsiasi lunghezza veniva piegato ed avvolto senza utilizzare il calore. Le decorazioni più raffinate venivano applicate al pezzo con il filo più sottile possibile.
All'inizio del XVIV secolo c'era già l'abitudine di commissionare agli artigiani creazioni eccezionali per occasioni importanti, in particolare per i matrimoni; questi pezzi venivano esposti con orgoglio in ricordo di un avvenimento speciale e divenivano parte del patrimonio di famiglia. Cesti da corredo, fruttiere, candelabri, candelieri, già apprezzati al momento della loro creazione, furono tramandati di generazione in generazione. Venivano però raramente utilizzati nella vita quotidiana a differenza di oggetti simili, ma più funzionali.
Sul volgere del secolo l'arte della lavorazione del filo di ferro raggiunse il massimo splendore con 10.000 stagnai che lavoravano in Europa ed in America.

I nuovi progressi tecnologici nella lavorazione dell'acciaio e dei metalli consentirono agli artigiani di maggior talento di esprimersi in forme artistiche che ben poco avevano a che fare con gli oggetti d'uso comune che avevano creato in precedenza.
Nella stessa epoca furono fondate molte officine per produrre su larga scala oggetti in filo di ferro fatti a mano. In Francia e negli Stati Uniti cataloghi e grandi magazzini offrivano una vasta scelta di utensili e prodotti in filo di ferro per attrarre una nuova generazione di consumatori. Anche gli ambulanti, vendendo la merce per la strada o ai mercati, aiutarono a rendere accessibili ad un pubblico più vasto questi manufatti a basso costo.
Anche se molti di questi oggetti erano stagnati, la maggior parte arrugginiva facilmente ed iniziarono a perdere il favore popolare con l'arrivo sul mercato di materiali più moderni come lo smalto, l'acciaio inossidabile ed infine la plastica.
La produzione di oggetti fatti a mano in filo di ferro cessò quasi completamente allo scoppio della seconda guerra mondiale. Anche se poche officine di piccole dimensioni tentarono di tener vive le vecchie tradizioni, la lavorazione del filo di ferro a livello artigianale scomparve del tutto.

Il compositore austriaco Franz Lehár rese immortali l'abilità e l'aspetto poetico degli artigiani del filo di ferro nell'operetta Der Rastelbinder (Lo stagnaio) del 1902. Ma il destino dello stagnaio e del suo tesoro di filo è stato, fino ad oggi, quello di far parte del passato.
Un rinnovato apprezzamento per l'arte degli stagnai ha risvegliato l'interesse per gli oggetti in filo di ferro sotto l'aspetto decorativo e, di conseguenza, come pezzi da collezione.